In una delle ultime recensioni avevamo parlato dell’alzheimer nella delicata narrazione di Paco Roca,per chi volesse recuperarla questo è il link: https://www.beardedreadingcomics.com/recensione-rughe/; oggi voglio proporvi un altro fumetto che tratta di una malattia, in questo caso la ciclotimia, uno dei tipi di malattia bipolare: “La mia ciclotimia ha la coda rossa” di Lou Lubie per Comicout. 

Il fumetto narra il percorso dell’autrice alla scoperta di questa malattia mentale, abbastanza sconosciuta, ma che anche in questo caso ha la capacità di raccontare un tema difficile, drammatico se vogliamo, come la ciclotimia, in modo diretto ma non pesante, senza edulcorarlo ma riuscendo comunque a renderlo fruibile ad un pubblico di età molto diverse. 

In questo senso ho trovato molto efficace e potente la scelta narrativa di rappresentare la malattia come una volpe che si evolve e diventa cattiva quando la malattia peggiora, una volpe di cui non ti puoi liberare ma con cui devi in qualche modo imparare a conviverci al meglio. 

Ed è questa la forza del fumetto: non cerca di darti una cura per la malattia, come dice anche l’autrice a più riprese, non si guarisce o ci si diagnostica la ciclotimia con un fumetto, ma sicuramente riesce a darti consapevolezza, un aiuto laddove un disturbo del genere in media difficilmente viene diagnosticato subito. 

Inoltre, l’autrice non si ferma e va oltre sottolineando una serie di elementi molto importanti di critica sociale su cui tutti noi dovremmo riflettere, come la sottovalutazione di certi tipi di malattie che vengono idealmente classificate dalla società come malattie “di serie B”.

Tanto che la protagonista stessa ha difficoltà ad ottenere la giusta diagnosi pur rivolgendosi a svariati professionisti, l’ignoranza che aleggia intorno a certi temi ad esempio con l’uso improprio del termine bipolare, in senso generalmente dispregiativo, rispetto a situazioni che ovviamente non hanno a che fare niente con quest’ultimo, la stigmatizzazione delle persone affette da disturbi mentali come pericolose, i “pazzi”, da evitare o da compatire. 

Ed è qui che il fumetto vince due volte: una perché è un ottimo strumento divulgativo più diretto e più immediato di qualsiasi altro testo sul tema non a fumetti, consigliato anche per bambini, e l’altra perché porta tutti noi a riflettere come dovremmo davvero ripensare il nostro approccio alla malattia mentale. 

Dovremmo diventare tutti più sensibili, oserei dire empatici, insomma dovremmo cercare di comprendere più che giudicare e di tendere una mano così come fa Lou con forza nel suo fumetto.

Bearded